Aperitivo Delle Cose #1: La conquista dello spazio nelle case

Oggi, anche se con problemi tecnici, si è svolto il primo incontro dell’Aperitivo Delle Cose. Al TAG-Milano per problemi di rete è saltata la diretta streaming, per cui si è dovuto registrare il webinar per caricarlo successivamente online.

Per discutere di cosa succederà con i dispositivi interconnessi nelle nostre abitazioni sono intervenuti Simone Macelloni di BNP Paribas Cardif,  Peter Newbould di Design Group Italia, Carlo Parmeggiani di Intel Italia, Daniele Prosdocimo di Valcucine e Massimo Villa di BTicino.

Carlo Parmeggiani: Il costo dei devices e dei sensori è diminuito del 50% circa, il costo della banda del 40%, il costo del computing del 60% rispetto a 10 anni fa, perciò siamo in un momento favorevole per fare innovazioni. Intel approccia il mercato IoT producendo chip piccoli e con consumi ridotti, mettendo a disposizione di chi lavora nell’ecosistema piattaforme dove poter realizzare delle soluzioni. La parte software è fondamentale per tradurre l’esigenza dell’utente finale in benefici e se questi non ci sono, o non vengono riconosciuti la tecnologia non decolla. La digitalizzazione e il poter maneggiare i dati ci consente di vedere certe cose che si vedevano solo nei film ad un costo accessibile.

Peter Newbould: La tecnologia funge da abilitatore (enabler): oggi puoi creare qualsiasi oggetto con qualsiasi tecnologia dentro e farlo durare per 10 anni senza bisogno di manutenzione. Le tecnologie stanno diventando talmente accessibili che si vedono sempre più imprese e startup in questa direzione e si adattano anche i modelli di business: un esempio è l’assicurazione che vuole installare dei sensori nelle case. Bisogna pensare a queste novità come servizi da offrire e non come dispositivi.

Anche il software è un abilitatore (es. l’intelligenza artificiale nel cloud) ma senza i servizi un oggetto rimane fine a sé stesso.

Massimo Villa: BTicino vuole mettere nella casa l’infrastruttura su cui poter collegare i propri dispositivi, o quelli creati dalle startup per farli comunicare. Essere riconosciuti come leader dà sicuramente maggiori garanzie rispetto al proporre l’oggetto creato dalla startup del momento.

Daniele Prosdocimo: con un hackathon al fuorisalone a Milano, Valcucine ha osservato come poter innovare la cucina grazie ai maker. Da lì è nata Casa Jasmina, un incubatore dove poter confrontarsi ed “hackerare” le funzionalità in cucina.

Simone Macelloni: BNP Paribas Cardif lavora nell’IoT dal 2013 con dei sensori di allarme (fumo, incendio, allagamento) per abbattere il rischio del cliente ed i costi operativi dell’assicurazione. I servizi assicurativi con la telematica possono rendere un prodotto più completo. Essendo il “prodotto casa” non obbligatorio si è puntato sul sevizio e sulla completezza del prodotto assicurativo.

Riporto qui sotto alcuni spunti che ho trovato interessanti:

Creando un’infrastuttura è più semplice poi integrare le nuove tecnologie che offre il mercato. L’utente che compra il Nest per esempio, vorrebbe installarlo in casa per farlo dialogare con gli altri sistemi in casa, cosa impossibile senza una base.

L’ecosistema è complesso e il problema è la standardizzazione per la quale ci vuole del tempo. Si rompono le barriere per cui anche l’assicurazione è un modello che cambia e si preoccupa della sicurezza nella casa. Oggi con gli utenti che sviluppano le applicazioni tutto è più semplice, al tempo degli smartphone siamo tutti più esperti nell’utilizzo delle tecnologie.

Tipicamente è l’installatore che consiglia al cliente. L’installatore non cambia abitudine, è il cliente che scopre le nuove funzionalità offerte dai prodotti. I prodotti devono evolversi secondo le esigenze del consumatore.

Per i giovani che vogliono studiare per lavorare nell’IoT la capacità fondamentale (oltre alle competenze specifiche) è saper prevedere cosa sta arrivando.

 

Alla prossima settimana, sperando che sia buona la seconda!

 




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